Con riferimento al testo, rispondi alla seguente domanda.
Buone cause vanno in televisione munite di conto corrente. Da casa si effettua un versamento e avanti il prossimo. La tendenza generale e' evitare l’incontro tra chi da' e chi ha bisogno. La tendenza generale e' la sterilizzazione dei rapporti. Uno schermo, un preservativo universale protegge dal contagio. Ma il dare e il ricevere non sono solo voci di partita doppia. Passare sul marciapiede dove una persona e' ferma a chiedere, essere spesso alla prova di aiutare o no: c’e' chi nega per principio, chi invece da' comunque qualcosa a chiunque senza soppesare lo stato di bisogno, e tra questi due bordi ci sono i molti di noialtri che rispondono bene o male secondo umore, fretta, disponibilita' di spiccioli. Ecco e' li' sulla strada che si sfiora il malanno altrui e si e' spinti a un gesto che e' prima di tutto di fiducia. In questo c’e' un incontro, per breve che sia. Si rallenta il passo, si scambia uno sguardo, persino un sorriso, si cava di tasca il denaro e lo si poggia con un po’ di cura nella mano o nel cappello. È un’offerta e l’altro non e' una macchinetta della carita' in cui ficcare un gettone. Cosi' avviene scambio tra chi da' e chi riceve e chi da', sa anche ricevere. La necessita' bussa dai suoi luoghi e chiede incontro li', sul marciapiede, nelle corsie di ospedale, nelle celle stivate di senzafamiglia e senzaterra, sulle spiagge degli sbarchi. Li' chiede incontro e li' e' difficile stare. Difficile e' il contagio con la disuguaglianza, la perdita di liberta', la mancanza di fraternita'. Dare e' difficile perche' implica contatto da persona a persona. Il meccanismo di rastrellamento fondi per buone cause via televisione sopprime il rischioso beneficio dell’incontro e dell’esperienza. Senza del quale il dare e' come il voto: una delega ad altri per agire in conto terzi. Dare si riduce a una voce di spesa, a una stretta di mano con guanto. Dare senza guardare in faccia a chi: e' una delle tante dimissioni dei rapporti umani. Erri De Luca, Difficolta' del dare, in <>, 8 dicembre 1998.
Perché secondo l’autore è invalsa l’abitudine a ‘dare’ attraverso la TV e non più direttamente?